Le ristrutturazioni rappresentano il 70% del mercato in edilizia

Nel Rapporto OISE “Costruire il futuro” su innovazione e sostenibilità nel settore edilizio il dato più significativo è che il 70% dei lavori in edilizia è rappresentato dalle ristrutturazioni. Ecco i punti salienti della ricerca.

Il 70% del mercato in edilizia è rappresentato dalle ristrutturazioni: è quanto emerge dal quarto Rapporto OISE “Costruire il futuro” su innovazione e sostenibilità nel settore edilizio, redatto dall’Osservatorio congiunto Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Legambiente.

Grazie alle detrazioni fiscali, dal 1998 ad oggi sono oltre 9 milioni gli interventi di recupero edilizio realizzati, e circa 2,5 milioni quelli di efficientamento energetico dal 2007.

Il dossier “Costruire il futuro” sottolinea come nell’edilizia, dopo una pesante crisi durata otto anni, questo sia il momento buono per trainare il settore delle costruzioni verso un nuovo corso incentrato sulla rigenerazione urbana, per tornare a creare lavoro.

La via rappresentata dalle ristrutturazioni – spiega la ricerca – può funzionare in Italia perché sono avvenuti già molti cambiamenti che vanno in questa direzione: in questi anni di crisi il settore non si è solo ridimensionato ma ha anche spostato il proprio baricentro verso il recupero, che oggi rappresenta circa il 70% del mercato complessivo.

Le politiche europee hanno individuato la strada dell’edilizia per i prossimi anni. Una rotta tracciata esplicitamente dall’accordo sulla riduzione delle emissioni di CO2 uscito dalla COP21, che porterà l’Unione Europea a rivedere obiettivi e strumenti per accelerare la transizione. L’edilizia rappresenta un settore strategico per l’economia e lo sviluppo e il suo profilo deve essere ridefinito per migliorare non solo qualità e prestazioni degli edifici, ma anche per scongiurare i rischi crescenti per le persone e il territorio.

Intervenire sulle prestazioni energetiche degli edifici è una scelta che produce sia vantaggi locali, in termini di minore inquinamento, sia per l’economia, attraverso la riduzione della spesa energetica delle famiglie: in case ad elevate prestazioni energetiche, tra elettricità e riscaldamento, si risparmiano tra i 1500 e i 2000 euro all’anno.

Il problema fondamentale non è quello delle risorse economiche, perché le opportunità di investimento risultano significative, ma la confusione di responsabilità rispetto a chi debba guidare questa transizione. Di efficienza energetica si occupano: il Ministero delle Infrastrutture, quello dello Sviluppo economico e quello dell’Ambiente, oltre all’Enea a cui sono stati affidati sempre più importanti compiti. Ma in realtà non c’è alcuna regia che permetta di comprendere come il nostro Paese si muoverà nei prossimi anni per superare tutte le barriere burocratiche e normative.

Il rapporto OISE nasce con l’obiettivo di aiutare la crescita del settore edilizio, indicando strade concretamente percorribili attraverso l’innovazione e la formazione professionale, la scelta dei materiali e delle tecnologie, l’adeguamento normativo con l’adesione alle direttive europee.

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Il Rapporto OISE individua tre punti chiave:

  • superare gli ostacoli alla riqualificazione del patrimonio edilizio
  • spingere le ristrutturazioni dei condomini
  • promuovere un progetto industriale per il settore delle costruzioni.

Sul primo punto, occorre semplificare gli interventi, dare certezze agli investimenti e rendere strutturali le detrazioni fiscali legandole alla classe energetica degli edifici, premiare il miglioramento delle prestazioni, introdurre controlli e sanzioni per garantire i cittadini sulle prestazioni energetiche e la sicurezza degli edifici.

È nell’interesse delle famiglie che ogni edificio si doti di un libretto unico del fabbricato antisismico, energetico, del rumore. Per un uso efficace delle risorse europee per l’efficienza energetica previste nella programmazione 2014-2020, va reso subito operativo il fondo per l’efficienza energetica introdotto con il decreto legislativo 102/2014. Bisogna inoltre escludere dal patto di stabilità gli interventi sul patrimonio pubblico certificati e verificati di riduzione dei consumi energetici degli edifici.

Il secondo punto riguarda la riqualificazione dei condomini: in Italia oltre 20 milioni di persone vivono in edifici condominiali. Per promuoverne queste ristrutturazioni occorre semplificare gli interventi e introdurre specifici incentivi, perché la complessità dei lavori e le difficoltà di accesso alle detrazioni fiscali sono le ragioni fondamentali di questo stallo.

Vi è infine, al terzo punto, la necessità di un vero e proprio progetto industriale per il settore, per aprire i cantieri della rigenerazione edilizia attraverso soluzioni standardizzate e replicabili che permettano di ridurre tempi e costi a fronte di prestazioni garantite in termini energetici e di sicurezza antisismica. Una sfida che incrocia la ricerca sui materiali e le tecniche di intervento con l’organizzazione delle imprese e la formazione dei lavoratori.

L’impegno comune di Feneal Filca Fillea e Legambiente è di lavorare per raggiungere questi obiettivi e permettere di invertire la curva dell’occupazione, arrivando a recuperare gli 800mila posti di lavoro persi nel settore, attraverso la riqualificazione e la manutenzione dell’enorme patrimonio edilizio italiano.

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Autore:

Elena Liziero

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